Ubertino da Casale, Chiara da Montefalco e lo Spirito di libertà.

There is an obscure point in Ubertino da Casale's biography: his action against some friars of the Spoletana Valley, denounced by Chiara da Montefalco, tried by him and condemned as heretics (Arezzo, 1307). Sources on the secta Spiritus libertatis, particularly the depositions collected for Clare's...

Descripción completa

Detalles Bibliográficos
Publicado en:Scripta no. 25; pp. 522 - 537
Autor principal: LUCA POTESTÀ, GIAN
Formato: Artículo
Publicado: Scripta des2025
Materias:
Acceso en línea:Ver este registro en EBSCOhost
Descripción
Sumario:There is an obscure point in Ubertino da Casale's biography: his action against some friars of the Spoletana Valley, denounced by Chiara da Montefalco, tried by him and condemned as heretics (Arezzo, 1307). Sources on the secta Spiritus libertatis, particularly the depositions collected for Clare's canonization at the diocesan level (1308) and then as part of the apostolic trial (1318-1319), reveal that, before being denounced, the inquisites assiduously frequented the monastery as chaplains and confessors of the nuns, unscrupulously addressing with them issues concerning the dark side of mysticism as a liminal space. Re-reading the entire documentation of the first thirty years of the 14th century, the author deduces that Ubertino's polemic and then decisive action against the Spiritus libertatis aimed at marking a clear boundary against an experience perceived as dangerously close to that of the Spirituals. In this perspective, one understands both the distancing of Iacopone and Angela da Foligno from mystical doctrines they had previously held, and the awkward explanation with which Angelo Clareno tries to justify Ubertino's former frequentation of the heretic Bentivenga da Gubbio.
Nella biografia di Ubertino da Casale c'è un punto oscuro: la sua azione contro alcuni frati minori della Valle Spoletana, denunciati da Chiara di Montefalco, da lui processati e condannati come eretici (Arezzo, 1307). Le fonti sulla secta Spiritus libertatis, in particolare le deposizioni raccolte per la canonizzazione di Chiara a livello diocesano (1308) e poi nel quadro del processo apostolico (1318-1319), rivelano che, prima di essere denunciati, gli inquisiti frequentavano assiduamente il monastero in quanto cappellani e confessori delle monache, affrontando spregiudicatamente con loro questioni riguardanti il lato oscuro della mistica come spazio liminale. Rileggendo in controluce l'intera documentazione del primo trentennio del secolo XIV, l'autore ne arguisce che prima la polemica e poi la decisa azione di Ubertino contro lo Spirito di libertà mirava a segnare un confine netto nei confronti di un'esperienza avvertita come pericolosamente prossima a quella degli Spirituali. In tale prospettiva si comprende sia la presa di distanza di Iacopone e Angela da Foligno da dottrine mistiche da loro stessi precedentemente sostenute, sia l'impacciata spiegazione con cui Angelo Clareno cerca di giustificare l'antica frequentazione da parte di Ubertino dell'eretico Bentivenga da Gubbio.