| Sumario: | Il contributo presente prende in considerazione l'ultima fase della riflessione di Foucault, dove la verità viene intesa non come qualcosa che comporta un guadagno in termini di conoscenza, ma come ciò che provvede a plasmare "psicagogicamente" l'anima nell'atto in cui quest'ultima cerca di aprirsi un accesso a essa. In tal senso, a essere studiata è quella determinata attività verbale, in cui il parlante ha uno specifico rapporto con la verità, detta parrēsia o «parlar-chiaro», uno dei cui massimi rappresentanti nell'antichità è Socrate, presso il quale la parrēsia stessa si presenta come congiunta con la filosofia, intesa come "cura di sé" e "arte della vita". Con il cinismo poi la parrēsia, abbandonando quasi del tutto il campo verbale, diventa essa stessa un modo di vita, così che dal dir-vero si passa al vivere-vero.
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