Dagli autografi di Bernardino da Siena alle reportationes.

In a codex today held by the University Library of Budapest (MS lat. 102), which contains schemes and materials useful for preaching, Bernardino da Siena transcribes a passage from Ugo da San Vittore's Dialogus de mundi vanitate that depicts the sudden dramatic end of happiness in various activities...

Descripción completa

Detalles Bibliográficos
Publicado en:Scripta no. 25; pp. 393 - 420
Autor principal: DELCORNO, CARLO
Formato: Artículo
Publicado: Scripta des2025
Materias:
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Descripción
Sumario:In a codex today held by the University Library of Budapest (MS lat. 102), which contains schemes and materials useful for preaching, Bernardino da Siena transcribes a passage from Ugo da San Vittore's Dialogus de mundi vanitate that depicts the sudden dramatic end of happiness in various activities and states of life (navigation, trade, wealth, marriage, learning in school). The essay compares this Latin text with a Florentine sermon from 1424, which is preserved in two different versions (see Appendix I). Bernardino transformed the dialogue between two interlocutors with evocative names - Dindimo, king of the Brahmins, and Indalesio, bishop of Urci (Almeria) - into an exchange between the preacher and an imaginary character with the allusive name, Gioioso (Joyful). The result is a profound and original change of style in the vernacular texts, which confirm Bernardino's theatrical inclination and his talents as an inventive manipulator of language. The Appendix illustrates his skill in inventing "nomi parlanti" (speaking names).
In un codice autografo della Biblioteca Universitaria di Budapest (MS lat lat. 102), che contiene schemi e materiali utili alla predicazione, Bernardino da Siena trascrive un passo del Dialogus de mundi vanitate di Ugo da San Vittore, dove si rappresenta l'improvvisa drammatica fine della felicità sperimentata in diverse attività e stati della vita (navigazione, commercio, ricchezza, nozze, scienza appresa nelle scuole). Il saggio mette a confronto il testo latino e una predica fiorentina del 1424 che è conservata in due diverse redazioni (vedi Appendice I). Il dialogo tra due interlocutori dal nome evocativo -Dindimo, re dei Bramani e Indalesio, vescovo di Urci (Almeria) - è trasformato in uno scambio tra il predicatore e un personaggio immaginario dal nome allusivo (Gioioso). Ne deriva il profondo e originale mutamento di stile nei testi volgari, che conferma l'inclinazione teatrale di Bernardino e le sue doti di originale manipolatore della lingua. L'Appendice illustra la sua abilità nella invenzione di "nomi parlanti".